Chi sono
Mi occupo di povertà e lavoro sociale da vent'anni: prima nell'educazione e nella cooperazione, poi nei servizi, poi nella ricerca, e da anni anche nel management delle organizzazioni che quei servizi li tengono in piedi. Sono gli stessi problemi guardati da posizioni diverse.
Percorso
Ho studiato Economia dello sviluppo e della cooperazione internazionale all'Università di Parma e Antropologia del mondo contemporaneo all'Università di Modena e Reggio Emilia. Nel 2011-2012 ho vissuto in Madagascar come capo progetto per la ONG RTM – Volontari nel mondo, in un programma di reti comunitarie per la prevenzione e la riabilitazione psichiatrica nella regione Amoron'i Mania. Da lì viene l'attenzione al modo in cui una comunità riconosce e tratta la sofferenza.
Il mio rapporto con la Caritas di Reggio Emilia comincia nel 2005 come volontario e diventa lavoro nel 2007, come formatore nelle scuole e nelle parrocchie e poi come responsabile dell'educazione alla mondialità. Dopo la parentesi in Madagascar rientro in Caritas come animatore di comunità dal 2012, progettista sociale e coordinatore della formazione dal 2014, responsabile dell'Osservatorio delle politiche sociali della delegazione regionale dal 2018, vicedirettore dal 2018, direttore ad interim dal 2022 e direttore dal 2023.
Tra il 2021 e il 2025 ho svolto il dottorato all'Università Cattolica di Milano, con una ricerca sulle pratiche di contrasto alla povertà condotta dall'interno dei servizi.
Oggi dirigo la Caritas diocesana di Reggio Emilia-Guastalla. È da questa esperienza, e da vent'anni di lavoro dentro i servizi, che nasce l'attività con cui accompagno altre organizzazioni nel loro lavoro.
Quadro teorico
Lavoro dentro due riferimenti. Il Relational Social Work, che tratta le persone coinvolte come co-autrici degli interventi e non come destinatarie di prestazioni. E il Poverty-Aware Paradigm, che tiene insieme la dimensione materiale della povertà e quella simbolica della vergogna e del riconoscimento.
I metodi che mi sono familiari sono la ricerca-azione, la practice research e la ricerca partecipativa: raccolgo dati per cambiare le pratiche, non solo per descriverle. Le ricerche che conduco nascono dentro i servizi e tornano ai servizi in forma utilizzabile.
Come lavoro
Lavoro a partire da ciò che un'organizzazione già fa, con un approccio antropologico di osservazione partecipante. Quello che cerco è la distanza fra le retoriche e le pratiche, fra quello che si dice e quello che si fa: ciò che Michel Foucault ha definito «analisi di un regime di pratiche», considerate come «il luogo di concatenamento tra ciò che si dice e ciò che si fa, fra le regole che ci si impone e le ragioni che ci si dà, fra i progetti e le evidenze».
Le pratiche esistono prima di me: il mio compito è renderle visibili, metterle a fuoco con gli strumenti della ricerca sociale e restituirle a chi le agisce in una forma su cui si possa ragionare e decidere. Ricerca, formazione, supervisione e consulenza sono quattro modi di fare la stessa operazione, con tempi e gradi di profondità diversi.
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